Duomo Vecchio

Duomo VecchioPiazza Paolo VI - Brescia BSwww.diocesi.brescia.it
A Brescia lo chiamano La Rotonda, ma il suo nome ufficiale è concattedrale invernale di Santa Maria Assunta. È uno dei luoghi di culto più antichi e riconoscibili della città.
La sua costruzione parte nell’XI secolo, sopra i resti di una basilica più antica. Nel tempo ha cambiato volto più volte, ma ha sempre mantenuto l’anima originale: quella romanica, solida e austera. Ed è proprio questa forma, essenziale e senza fronzoli, che lo rende un punto fermo dell’architettura romanica lombarda.
A Brescia la bellezza non si ostenta: si fa riconoscere. Da secoli.
L’ESTERNO DEL DUOMO VECCHIO: PIETRA VIVA E TRACCE DEL TEMPO.
La Rotonda si riconosce subito: una struttura cilindrica romanica, costruita con medolo e marmo di Botticino, scandita da monofore su tre livelli e oculi circolari in alto. Le lesene regolari e il fregio in cotto a denti di sega raccontano il linguaggio sobrio e deciso dell’architettura dell’epoca.
L’ingresso attuale, aperto nel 1571, ha preso il posto di quello originale, ancora visibile all’interno. Sopra, un tempo, svettava il campanile romanico, crollato nel 1708: oggi ne resta memoria solo in alcune raffigurazioni.
Sulla destra, uno scavo mostra un antico arco medievale, parte dell’ingresso originario. Sul retro, tra edifici addossati, emergono le cappelle cinquecentesche, le cupole con lanterna e il campanile settecentesco.
Nell’Ottocento, l’architetto Luigi Arcioni ha riportato alla luce l’anima romanica dell’edificio, eliminando gli interventi più recenti. Il risultato? Un monumento che parla chiaro, senza orpelli.
L’INTERNO DEL DUOMO VECCHIO: ESSENZIALE E SOLIDO.
L’interno della Rotonda conserva tutta la forza dell’architettura romanica, resa ancora più leggibile dai restauri ottocenteschi di Luigi Arcioni, che hanno riportato alla luce la struttura originaria eliminando le aggiunte successive.
L’ingresso attuale, aperto nel 1571 da Giovanni Maria Piantavigna, offre una vista diretta sulla platea, sugli ambulacri e sul presbiterio quattrocentesco. In quell’occasione il pavimento fu rialzato e vennero costruite due scalinate laterali per scendere al piano originale.
Ai lati del portale si trovano ancora le scale che portavano al campanile crollato nel 1708, anch’esse recuperate nell’Ottocento.
La chiesa si sviluppa su più livelli: dall’ingresso si scende nell’ambulacro circolare, separato dalla platea da otto pilastri e archi a tutto sesto che sorreggono la cupola.
Lungo l’ambulacro si raggiunge il presbiterio, da cui si scende alla cripta di San Filastrio o si sale verso il transetto. Altri gradini conducono al coro e poi all’abside.
Una struttura complessa, sì, ma leggibile. Perché a Brescia, anche le architetture parlano chiaro.

Ph Christian Penocchio

Ph Christian Penocchio