Chiesa di Sant'Afra

Chiesa di Sant'AfraCorso Magenta, 68, 25121, Brescia (BS)diocesi.brescia.it
All’estremità di corso Magenta, affacciata su piazzale Arnaldo, c’è una chiesa che non ha mai smesso di resistere: è Sant’Afra in Sant’Eufemia.
Costruita nel Quattrocento e rivoluzionata nel Seicento, ha superato le soppressioni del 1797 e oggi è ancora lì, aperta e viva.
Dentro, opere che parlano bresciano, firmate da maestri locali come Sante Cattaneo, ma anche una tela di Paolo Veronese e una di Enea Salmeggia, che nel 1867 prese il posto della celebre Pala del Moretto – oggi conservata alla Pinacoteca Tosio Martinengo.
E sotto, in cripta, la struttura originale del Quattrocento è ancora lì, a ricordarci che a Brescia la storia non si cancella. Si vive.
LA CHIESA
Il nome completo è Sant’Afra in Sant’Eufemia, ma oggi basta dire Sant’Afra.
Per secoli è stata il cuore urbano del monastero benedettino di Sant’Eufemia della Fonte, punto di riferimento spirituale ed educativo a est delle mura.
Tutto parte da un trasferimento forzato: dopo l’assedio del 1438, i monaci spostano la loro vita e la loro fede in zona Torrelunga (oggi Piazzale Arnaldo).
Nel 1444 arriva il consenso papale per ricostruire. Nel 1479 la chiesa è pronta, con le reliquie di San Paterio custodite nella cripta.
Poi il Seicento cambia tutto: nuove forme, nuova facciata, nuovi equilibri.
Nel 1797 il monastero viene soppresso, ma la chiesa resta in piedi. Resiste.
Diventa parte della Caserma Goito, e perde qualcosa (come gli affreschi di Lattanzio Gambara), ma non la sua identità.
Oggi ci trovi un edificio imponente ma armonico, con una facciata barocca in marmo, una navata unica e cappelle laterali eleganti.
Sotto, la cripta conserva ancora il respiro del Quattrocento.
C’è anche una piccola cappella laterale, intima e raccolta, dedicata alla Crocifissione. Un angolo di silenzio, dentro la città.





