Chiesa di Santa Maria del Carmine

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Nel cuore del quartiere del Carmine, a ovest di via San Faustino, si trova una delle chiese più rappresentative della città. Santa Maria del Carmine ha attraversato i secoli, trasformandosi, ma senza mai perdere la sua forza.
La facciata, un mix elegante tra gotico e rinascimento, è ancora oggi uno dei simboli della zona. Un punto di riferimento così forte da finire anche nell’arte: nel 1834, Francesco Hayez la raffigura nel celebre dipinto Ventura Fenaroli arrestato nella Chiesa del Carmine da’ Francesi. Un’immagine potente che racconta quanto questo luogo sia parte della memoria storica e civile di Brescia.
STORIA
La storia della chiesa di Santa Maria del Carmine comincia nel Trecento, durante la dominazione viscontea, con l’arrivo dei frati Carmelitani dell’Antica Osservanza. Di quel primo impianto restano oggi l’abside e parte delle fiancate, in stile gotico puro, quando ancora il Rinascimento non aveva cambiato il volto dell’architettura lombarda.
Con l’arrivo della Repubblica di Venezia nel 1427, la chiesa si arricchisce: compaiono pinnacoli in cotto, cordonature, nuove monofore vetrate nell’abside e il campanile firmato Bernardino da Martinengo.
Tra il 1475 e il 1478, la trasformazione è radicale: la facciata viene arretrata e ridisegnata con un nuovo portale e nuovi pinnacoli. Poco dopo nasce anche il chiostro maggiore, in stile veneziano. Nei decenni successivi si aggiungono altri chiostri ispirati al gusto mantovano di Giulio Romano.
Tra Cinquecento e Seicento, l’interno si arricchisce con opere come l’Annunciazione di Pieter de Witte e gli interventi barocchi di Sandrino e Rama, che coprono molte decorazioni gotiche. Nel 1634 viene aggiornato anche il coro, mentre il rosone lascia spazio a un grande finestrone a lunetta.
Nel 1797, con le soppressioni napoleoniche, il convento viene chiuso. Ma la chiesa resta. E continua a raccontare una storia lunga e stratificata, fatta di arte, trasformazioni e devozione.





L'ESTERNO: STRATIFICAZIONE DI EPOCHE E STILI
La chiesa di Santa Maria del Carmine presenta un aspetto esterno che riflette la stratificazione di epoche e stili, con prevalenza del tardo-gotico e del rinascimentale; elemento distintivo sono i pinnacoli in cotto che coronano la facciata e la fiancata orientale, posti a termine dei contrafforti e resi possibili dalla diffusione di questo materiale grazie alle fornaci dei Conti Martinengo.
Il portale, aggiunto alla fine del Quattrocento, è un raffinato esempio di fusione fra gotico e rinascimentale: costituito da due aperture divise da una colonna corinzia decorata con motivi a candelabra, presenta colonnine tortili e motivi gotici probabilmente provenienti dalla facciata precedente e una leggera strombatura di derivazione franco-tedesca e veneziana.
L'INTERNO: AMPIO E SOLENNE
L’interno di Santa Maria del Carmine è ampio e solenne: tre navate, una centrale coperta da una volta a botte, le laterali da volte a crociera, separate da colonne con capitelli medievali. L’architettura è pulita, l’atmosfera intensa.
La chiesa custodisce ancora tesori importanti: nella Cappella Averoldi troviamo gli affreschi quattrocenteschi di Vincenzo Foppa, un Cristo crocifisso e un raffinato altare rinascimentale con il sarcofago di Giovanni Pietro Averoldi. Subito dopo, la Cappella Fenaroli, legata alla figura di Ventura Fenaroli, ospita la Strage degli Innocenti di Pietro Marone, affreschi di Zanardi e Monti e una tomba seicentesca.
Tra le altre opere: la pala dell’Annunciazione di Pieter de Witte, una Deposizione in terracotta del Quattrocento, la pala dell’Arcangelo Michele di Palma il Giovane e affreschi della cerchia dei Bembo.
A spiccare è l’imponente altare della Madonna di San Luca, detto della Madonna delle Brine, scolpito da Giovanni Maria Morlaiter nel Settecento. E ancora, la pala dei Disciplini, firmata da Caylina il Vecchio e Bembo, e il prezioso organo barocco costruito da Meiarini e Antegnati, che ancora oggi suona, forte e chiaro.
