Locomotiva in Castello

Locomotiva in CastelloVia del Castello, 9 - Brescia BSlocomotivabs.it/
Oggi riposa nel piazzale del Castello di Brescia, ma la Locomotiva Numero 1 è tutt’altro che un oggetto fermo. È un simbolo del lavoro, della tecnica, della memoria industriale. Un colosso in ferro che ha percorso 2 milioni e mezzo di chilometri, e che continua a raccontare la sua storia, senza bisogno di muoversi.
STORIA
Costruita nel 1907 dalle Costruzioni Meccaniche di Saronno, fu destinata alla SNFT per il trasporto passeggeri, proprio mentre la rete ferroviaria bresciana si espandeva a ritmo sostenuto. Ma non si fermò lì: questa macchina fu impiegata anche per merci pesanti, al fianco di locomotive più potenti, servendo opifici, lanifici, fonderie e cave della Valle Camonica. Passò indenne due guerre mondiali. Continuò a lavorare fino agli anni ’50, quando l’arrivo dei motori Diesel ne decretò il lento pensionamento. Il 1° luglio 1961 fu messa a riposo. Ma non dimenticata.
Sembrava destinata alla rottamazione, ma il Club Fermodellistico Bresciano aveva altri piani.
Con l’appoggio del sindaco Bruno Boni, l’idea folle prese forma: portare la locomotiva sul Colle Cidneo, dentro il Castello. La SNFT accettò di cederla per una lira simbolica. Ma il difficile doveva ancora arrivare: trasportarla.
Servì: smontare il portone d’ingresso del Castello, alleggerire la locomotiva rimuovendo la cabina, il fumaiolo, una cassa d’acqua e l’apparato dei cilindri, puntellare il ponte d’accesso e addirittura rimuovere temporaneamente il rosone in ferro del secondo portone.
Il 7 settembre 1961, la locomotiva partì dallo scalo merci di via Dalmazia. Caricata su un carrello speciale e trainata da due trattori stradali, attraversò via Cassala, via Fratelli Ugoni, via Leonardo da Vinci e affrontò la salita finale verso il Castello.
Superata la strettissima curva d’ingresso, Numero 1 ce la fece. Fu rimontata pezzo per pezzo. E il 18 settembre 1961, sotto gli occhi di autorità, giornalisti e cittadini, fu inaugurata ufficialmente. Da allora è lì. Non sbuffa più, ma continua a raccontare.



Ph Christian Penocchio

Ph Christian Penocchio